Sono nata a Caracas (Venezuela) il 21 settembre del 1955 da madre colombiana e padre pugliese. La vena creativa credo di averla ereditata da mia madre, innamorata della musica e artista nell’animo. Mio padre, imprenditore irrequieto sempre pronto a conquistare nuovi “altrove”, mi ha trasmesso invece un certo spirito per l’avventura e la tendenza al nomadismo, una buona adattabilità al cambiamento e a ricominciare da capo. Ho vissuto dunque infanzia e adolescenza in Colombia, luogo magico pieno di contraddizioni. La sua stupefacente geografia da un lato, e dall’altro la crudezza del suo vivere, hanno fortemente segnato il mio spirito contemplativo e la mia predilezione per la vastità degli spazi. Spazi che cerco di riprodurre sulla superficie (carta, tavola o tela che sia) restituendo memorie di un vissuto mai espresso che mi porto dentro stratificato come “ricordo cosmico”.
A Bologna sono giunta a metà degli anni Settanta diplomandomi all’Accademia di Belle Arti nel 1979. Se dovessi indicare la mia guida spirituale citerei il Maestro incisore Luciano De Vita al quale mi accomuna una remota fratellanza di segno.
Il mio esordio nella pittura risale ai primi anni Ottanta; anni che mi hanno visto impegnata in una ricerca astratto-informale su carte di grandi dimensioni, caratterizzata da un forte potere evocativo del nero e del ricorrente “taglio” diagonale della superficie; avvolgenti immagini primigenie in cerca del loro Essere nel mondo. Di poco successiva la serie che ho chiamato “sogni obliqui”: spazio mistico e materia, verità e sogno, senso e spiritualità; in questi luoghi evoco dolenti e baluginanti figure ancorate ai sempre presenti assi portanti, come a voler offrire uno sguardo obliquo sul mondo.
Affascinata dal rigoroso e sacrale assetto ortogonale caratterizzante i campi coltivati, pervengo, in seguito, ad una pittura di paesaggio, ove i tralci di vite, sapientemente ancorati al terreno, si ergono nodosi stupendoci con intrecci e volteggi leggeri ed inebrianti proprio come leggiadre ballerine di fila poste sul palcoscenico della vita.
Dopo un lungo percorso nell’identificazione e accettazione di mondi paralleli, arrivo nel nuovo millennio ad un nuovo linguaggio, forse più trascendentale, fatto di simboli ed elementi dai toni più delicati: un’esplosione di forme e colori svela fluttuanti architetture che si aprono allo stupore della luce, ai confini tra cielo e terra.
Dal 2006 in poi la mia ricerca compie uno scarto evolutivo rispetto al passato, liberandomi da certe sovrastrutture non più necessarie: i vecchi e cari assi portanti e le fendenti geometrie dei miei esordi. Negli anni dal 2006 al 2008 infatti, il mio sguardo compie una estensione, un ‘ampliamento dello spazio pittorico giungendo a scavare sabbiose e dorate “archeologie” che danno luogo al ciclo chiamato “orizzonti dell’essere”: una fitta rete di segni e “geroglifici” gocciolanti tracciano intersecanti orizzonti dell’essere, tanti quanti noi vogliamo che siano.
Inevitabile, in quest’ottica dilatata di terrose atmosfere, l’inserimento degli esseri viventi più puri: gli animali.
Dal 2008 volgo lo sguardo allo straordinario mondo dei Primati, affascinanti e misteriose creature dotate di un ‘aura magica. Primeggiano sulla tela in tutta la loro possanza e inconsapevole fierezza; lo sguardo di rabbia, curiosità e forse, di tristezza. In epoca di Intelligenza Artificiale queste opere si pongono come un omaggio alla primigenia intelligenza dei nostri ancestrali parenti.
La serie degli inchiostri di china su carta nasce in contemporanea allo svolgersi dei Primati, come momenti di appunti visivi. Su fogli leggeri e fragili, traccio ad inchiostro con gesto rapido e dinamico le mie figure danzanti, in relazione tra di loro, tra loro e gli animali o cose.
Parallelamente alla mia attività di ricerca in pittura ho portato avanti il mio percorso di insegnante di discipline artistiche a vari gradi d’istruzione; a Bologna e provincia e in alcune realtà italiane all’estero: Barcellona ed Istanbul. Esperienze, quest’ultime, che regalano uno spaesamento, un cambio di prospettiva, un “altro” che dona nuova linfa vitale e volontà di confrontarsi con il Diverso.
In pittura amo dunque sperimentare, tentare nuovi approcci sia tecnici che tematici. Lavoro per cicli, volgendo lo sguardo all’opera di quegli artisti che sento particolarmente vicini, da Giotto ai muralisti messicani passando per i tenebristi spagnoli del “Siglo de Oro”; assecondando sensazioni, emozioni, letture, e, come prima suggerivo, recuperando antiche memorie. Quelle memorie senza le quali non riuscirei a oltrepassare l’ostacolo del quotidiano e poter finalmente costruire nuove ipotesi di futuro.